{"id":8398,"date":"2025-06-29T18:51:39","date_gmt":"2025-06-29T16:51:39","guid":{"rendered":"https:\/\/museimtest.p1.zrh01.swissbix.com\/?p=8398"},"modified":"2025-06-29T18:57:59","modified_gmt":"2025-06-29T16:57:59","slug":"la-pinacoteca-cantonale-giovanni-zust","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/museimtest.p1.zrh01.swissbix.com\/?p=8398","title":{"rendered":"La Pinacoteca cantonale Giovanni Z\u00fcst"},"content":{"rendered":"<h2>Giovanni Zu\u0308st: biografia di un imprenditore e collezionista da Basilea a Chiasso<\/h2>\n<p>\u201cLa sua \u00e8 stata una vita di lavoro, ma di un lavoro di cui egli si serv\u00ec unicamente quale mezzo di guadagno ma che dal guadagno si serv\u00ec quale istrumento di beneficenza e di mecenatismo\u201d.<br \/>\nCos\u00ec parlava di Giovanni Zu\u0308st Enrico Celio nel 1965. Figlio di un barbiere, nasce a Basilea nel 1887 e intraprende fin da giovanissimo l\u2019attivit\u00e0 di spedizioniere. Nel 1911 fonda la Zu\u0308st &amp; Bachmeier con sede principale a Chiasso nel primo edificio liberty edificato, nel 1905, nella cittadina di confine e ancora oggi operativa, anche per trasporti d\u2019arte.<br \/>\nDal 1930 Zu\u0308st abita a Rancate e la sua villa diventa un vero e proprio museo privato in cui raccogliere le proprie collezioni. Si tratta di opere di artisti ticinesi dal XVII al XIX secolo che dona allo Stato del Cantone Ticino nel 1966 e pi\u00f9 di seicento oggetti archeologici che destina alla citt\u00e0 di Basilea, dando l\u2019impulso per l\u2019apertura dell\u2019Antikenmuseum. Gli argenti settecenteschi verranno invece donati alla citt\u00e0 di San Gallo. Oltre all\u2019arte, le grandi passioni di Zu\u0308st sono lo sport, in cui eccelleva, e i viaggi. Nel 1937, per festeggiare i cinquant\u2019anni, si concede per sei mesi un giro del mondo. In questa occasione avrebbe dovuto figurare tra i passeggeri del dirigibile Zeppelin quando questo si incendi\u00f2. Riusc\u00ec per\u00f2 a scampare il pericolo e si consider\u00f2 un nato due volte.<\/p>\n<h2>Zu\u0308st a Rancate<\/h2>\n<p>Nella Rancate ancora rurale di inizio Novecento, la splendida villa in cui risiedeva Giovanni Zu\u0308st incuriosiva e affascinava la popolazione, con il suo aspetto fiabesco. Era stata edificata in stile russo dai fratelli Alessandro e Valente Botta, attivi alla corte degli zar e rancatesi di origine. Il parco, dalla vegetazione lussureggiante, ospitava pavoni, fenicotteri, daini e una voliera. Il collezionista possedeva inoltre due cavalli e soprattutto durante la guerra amava recarsi al lavoro a Chiasso in groppa al suo destriero.<br \/>\nDurante le festivit\u00e0 natalizie amava ricevere i bambini delle scuole, a cui offriva doni. Essi varcavano la soglia della villa con una sensazione di stupore e di ammirazione quando l\u2019affabile e al contempo severo dottor Zu\u0308st li accoglieva mostrando \u201ccon la sua risata piena di vita due righe di denti d\u2019oro puro\u201d. A Rancate finanziava il gruppo sportivo, fece istallare a sue spese il riscaldamento della chiesa e acquist\u00f2 banchi e sedie per la scuola. Ancora oggi \u00e8 ricordato con rispetto e affettuosa deferenza da parte di chi lo ha conosciuto. Quando Zu\u0308st decise di donare le proprie collezioni d\u2019arte alla comunit\u00e0, privandosene molti anni prima di morire, la sede che individu\u00f2 fu Mendrisio ma il legato venne respinto per votazione popolare.<br \/>\nDa qui la decisione di lasciare la sua raccolta allo Stato del Cantone Ticino con sede a Rancate, il suo comune d\u2019elezione.<\/p>\n<h2>La collezione in rapporto al territorio. Due \u201csalvataggi\u201d esemplari: Rinaldi e Serodine<\/h2>\n<p>La collezione di quadri di Giovanni Zu\u0308st nasce da un atto di amore nei confronti del suo territorio di adozione, il Mendrisiotto: \u201cQuando ho visto che nessuno si occupava della pittura ticinese, ho pensato d\u2019iniziare, durante la guerra, nel 1942, la raccolta prima di tutto di opere appartenenti al Rinaldi di Tremona. Non per immodestia dico che gran parte di questi dipinti sarebbero andati in rovina o in distruzione se io non fossi andato personalmente in tutte le valli e in tutti i Comuni, anche sperduti, del Ticino, e anche in Italia, per scoprirli e acquistarli. Peccato che i ticinesi non apprezzino maggiormente le opere dei grandi artisti di questa terra\u201d.<\/p>\n<p>Cos\u00ec dichiarava Zu\u0308st qualche anno prima di formalizzare la donazione dei suoi dipinti allo Stato del Cantone Ticino. E siccome il primo amore non si scorda, ecco delineata fin da subito quella che \u00e8 l\u2019anima locale della collezione Zu\u0308st. Rinaldi, nato nel 1816, aveva pagato lo scotto di essere rientrato, dopo gli studi all\u2019Accademia di Brera di Milano, nel natio borgo, abbandonando la possibilit\u00e0 di inserirsi in un pi\u00f9 ampio circuito di collezionisti, critici e galleristi e confinandosi invece nel ristretto ambiente rurale del Mendrisiotto.<\/p>\n<p>A Zu\u0308st si deve anche la presenza sul territorio del San Pietro del caravaggesco Giovanni Serodine, uno dei maggiori capolavori che il Ticino conserva. Negli anni Quaranta infatti fu messo sul mercato e si deline\u00f2 la concreta possibilit\u00e0 che venisse venduto e trasferito in America. Grazie all\u2019acquisto da parte di Zu\u0308st questo pericolo fu scongiurato.<\/p>\n<h2>La Pinacoteca: architettura, collezioni, attivit\u00e0 di studio e valorizzazione della storia e dell\u2019arte del territorio<\/h2>\n<p>Giovanni Zu\u0308st, appassionato d\u2019arte e antichit\u00e0 ma autodidatta, per gli acquisti si affidava ai consigli dello storico Giuseppe Martinola. Il primo pittore che collezion\u00f2 fu Antonio Rinaldi di Tremona. A queste opere seguirono quelle dei principali artisti dell\u2019Ottocento ticinese, accomunati dalla frequentazione dell\u2019Accademia di Brera a Milano: Ernesto Fontana, Pietro Anastasio, Adolfo Feragutti Visconti, Gioachimo Galbusera, Luigi Rossi. La sezione ottocentesca della raccolta, che numericamente ha la prevalenza, oltre che essere portatrice di un indiscutibile valore artistico, ha anche un profondo interesse antropologico. Essa permette infatti ai visitatori di calarsi nella storia del Ticino mostrando paesaggi, stili di vita, mestieri e svaghi che non esistono pi\u00f9. La collezione Zu\u0308st copre per\u00f2 anche i secoli precedenti: il Seicento, con l\u2019opera del grande caravaggesco asconese Giovanni Serodine, e il Settecento, con il nucleo di dipinti di Giuseppe Antonio Petrini da Carona.<br \/>\nLa Pinacoteca venne inaugurata nel 1967. Le opere furono trasferite dalla villa di Zu\u0308st negli spazi nell\u2019ex casa parrocchiale, ristrutturata e ampliata dall\u2019architetto Tita Carloni. In seguito la Pinacoteca ha compiuto alcuni acquisti e ha beneficiato di preziose donazioni che hanno arricchito e completato la collezione originale.<br \/>\nSi organizzano pi\u00f9 mostre all\u2019anno, curate da personalit\u00e0 di spicco del mondo dell\u2019arte, su temi legati alla riscoperta della storia e dell\u2019arte del territorio. Le esposizioni, allestite non di rado da architetti di fama internazionale come Stefano Boeri e Mario Botta, sono sempre accompagnate da pubblicazioni scientifiche.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Zu\u0308st: biografia di un imprenditore e collezionista da Basilea a Chiasso \u201cLa sua \u00e8 stata una vita di lavoro, ma di un lavoro di cui egli si serv\u00ec unicamente quale mezzo di guadagno ma che dal guadagno si serv\u00ec quale istrumento di beneficenza e di mecenatismo\u201d. 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Essa permette infatti ai visitatori di calarsi nella storia del Ticino mostrando paesaggi, stili di vita, mestieri e svaghi che non esistono pi\u00f9. La collezione Zu\u0308st copre per\u00f2 anche i secoli precedenti: il Seicento, con l\u2019opera del grande caravaggesco asconese Giovanni Serodine, e il Settecento, con il nucleo di dipinti di Giuseppe Antonio Petrini da Carona.\\r\\nLa Pinacoteca venne inaugurata nel 1967. Le opere furono trasferite dalla villa di Zu\u0308st negli spazi nell\u2019ex casa parrocchiale, ristrutturata e ampliata dall\u2019architetto Tita Carloni. In seguito la Pinacoteca ha compiuto alcuni acquisti e ha beneficiato di preziose donazioni che hanno arricchito e completato la collezione originale.\\r\\nSi organizzano pi\u00f9 mostre all\u2019anno, curate da personalit\u00e0 di spicco del mondo dell\u2019arte, su temi legati alla riscoperta della storia e dell\u2019arte del territorio. 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Figlio di un barbiere, nasce a Basilea nel 1887 e intraprende fin da giovanissimo l\u2019attivit\u00e0 di spedizioniere. Nel 1911 fonda la Zu\u0308st &amp; Bachmeier con sede principale a Chiasso nel primo edificio liberty edificato, nel 1905, nella cittadina di confine e ancora oggi operativa, anche per trasporti d\u2019arte.\r\nDal 1930 Zu\u0308st abita a Rancate e la sua villa diventa un vero e proprio museo privato in cui raccogliere le proprie collezioni. Si tratta di opere di artisti ticinesi dal XVII al XIX secolo che dona allo Stato del Cantone Ticino nel 1966 e pi\u00f9 di seicento oggetti archeologici che destina alla citt\u00e0 di Basilea, dando l\u2019impulso per l\u2019apertura dell\u2019Antikenmuseum. Gli argenti settecenteschi verranno invece donati alla citt\u00e0 di San Gallo. Oltre all\u2019arte, le grandi passioni di Zu\u0308st sono lo sport, in cui eccelleva, e i viaggi. Nel 1937, per festeggiare i cinquant\u2019anni, si concede per sei mesi un giro del mondo. In questa occasione avrebbe dovuto figurare tra i passeggeri del dirigibile Zeppelin quando questo si incendi\u00f2. Riusc\u00ec per\u00f2 a scampare il pericolo e si consider\u00f2 un nato due volte.\r\nZu\u0308st a Rancate\r\nNella Rancate ancora rurale di inizio Novecento, la splendida villa in cui risiedeva Giovanni Zu\u0308st incuriosiva e affascinava la popolazione, con il suo aspetto fiabesco. Era stata edificata in stile russo dai fratelli Alessandro e Valente Botta, attivi alla corte degli zar e rancatesi di origine. Il parco, dalla vegetazione lussureggiante, ospitava pavoni, fenicotteri, daini e una voliera. Il collezionista possedeva inoltre due cavalli e soprattutto durante la guerra amava recarsi al lavoro a Chiasso in groppa al suo destriero.\r\nDurante le festivit\u00e0 natalizie amava ricevere i bambini delle scuole, a cui offriva doni. Essi varcavano la soglia della villa con una sensazione di stupore e di ammirazione quando l\u2019affabile e al contempo severo dottor Zu\u0308st li accoglieva mostrando \u201ccon la sua risata piena di vita due righe di denti d\u2019oro puro\u201d. A Rancate finanziava il gruppo sportivo, fece istallare a sue spese il riscaldamento della chiesa e acquist\u00f2 banchi e sedie per la scuola. Ancora oggi \u00e8 ricordato con rispetto e affettuosa deferenza da parte di chi lo ha conosciuto. Quando Zu\u0308st decise di donare le proprie collezioni d\u2019arte alla comunit\u00e0, privandosene molti anni prima di morire, la sede che individu\u00f2 fu Mendrisio ma il legato venne respinto per votazione popolare.\r\nDa qui la decisione di lasciare la sua raccolta allo Stato del Cantone Ticino con sede a Rancate, il suo comune d\u2019elezione.\r\nLa collezione in rapporto al territorio. Due \u201csalvataggi\u201d esemplari: Rinaldi e Serodine\r\nLa collezione di quadri di Giovanni Zu\u0308st nasce da un atto di amore nei confronti del suo territorio di adozione, il Mendrisiotto: \u201cQuando ho visto che nessuno si occupava della pittura ticinese, ho pensato d\u2019iniziare, durante la guerra, nel 1942, la raccolta prima di tutto di opere appartenenti al Rinaldi di Tremona. Non per immodestia dico che gran parte di questi dipinti sarebbero andati in rovina o in distruzione se io non fossi andato personalmente in tutte le valli e in tutti i Comuni, anche sperduti, del Ticino, e anche in Italia, per scoprirli e acquistarli. Peccato che i ticinesi non apprezzino maggiormente le opere dei grandi artisti di questa terra\u201d.\r\n\r\nCos\u00ec dichiarava Zu\u0308st qualche anno prima di formalizzare la donazione dei suoi dipinti allo Stato del Cantone Ticino. E siccome il primo amore non si scorda, ecco delineata fin da subito quella che \u00e8 l\u2019anima locale della collezione Zu\u0308st. Rinaldi, nato nel 1816, aveva pagato lo scotto di essere rientrato, dopo gli studi all\u2019Accademia di Brera di Milano, nel natio borgo, abbandonando la possibilit\u00e0 di inserirsi in un pi\u00f9 ampio circuito di collezionisti, critici e galleristi e confinandosi invece nel ristretto ambiente rurale del Mendrisiotto.\r\n\r\nA Zu\u0308st si deve anche la presenza sul territorio del San Pietro del caravaggesco Giovanni Serodine, uno dei maggiori capolavori che il Ticino conserva. Negli anni Quaranta infatti fu messo sul mercato e si deline\u00f2 la concreta possibilit\u00e0 che venisse venduto e trasferito in America. Grazie all\u2019acquisto da parte di Zu\u0308st questo pericolo fu scongiurato.\r\nLa Pinacoteca: architettura, collezioni, attivit\u00e0 di studio e valorizzazione della storia e dell\u2019arte del territorio\r\nGiovanni Zu\u0308st, appassionato d\u2019arte e antichit\u00e0 ma autodidatta, per gli acquisti si affidava ai consigli dello storico Giuseppe Martinola. Il primo pittore che collezion\u00f2 fu Antonio Rinaldi di Tremona. A queste opere seguirono quelle dei principali artisti dell\u2019Ottocento ticinese, accomunati dalla frequentazione dell\u2019Accademia di Brera a Milano: Ernesto Fontana, Pietro Anastasio, Adolfo Feragutti Visconti, Gioachimo Galbusera, Luigi Rossi. La sezione ottocentesca della raccolta, che numericamente ha la prevalenza, oltre che essere portatrice di un indiscutibile valore artistico, ha anche un profondo interesse antropologico. Essa permette infatti ai visitatori di calarsi nella storia del Ticino mostrando paesaggi, stili di vita, mestieri e svaghi che non esistono pi\u00f9. La collezione Zu\u0308st copre per\u00f2 anche i secoli precedenti: il Seicento, con l\u2019opera del grande caravaggesco asconese Giovanni Serodine, e il Settecento, con il nucleo di dipinti di Giuseppe Antonio Petrini da Carona.\r\nLa Pinacoteca venne inaugurata nel 1967. Le opere furono trasferite dalla villa di Zu\u0308st negli spazi nell\u2019ex casa parrocchiale, ristrutturata e ampliata dall\u2019architetto Tita Carloni. In seguito la Pinacoteca ha compiuto alcuni acquisti e ha beneficiato di preziose donazioni che hanno arricchito e completato la collezione originale.\r\nSi organizzano pi\u00f9 mostre all\u2019anno, curate da personalit\u00e0 di spicco del mondo dell\u2019arte, su temi legati alla riscoperta della storia e dell\u2019arte del territorio. 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